Il ministro della Difesa Guido Crosetto accelera sui fondi europei per la difesa, ma dal ministero dell’Economia guidato da Giancarlo Giorgetti non è ancora arrivato il via libera definitivo.

“Ho scritto una lettera a Giorgetti e ne ho rimandata un’altra ieri”, ha detto Crosetto giovedì a margine della presentazione della nuova app della Difesa, riferendosi alla decisione sull’accesso dell’Italia al fondo europeo SAFE (“Security Action for Europe”), lo strumento da 150 miliardi di euro creato dall’Ue per sostenere investimenti comuni nel settore della difesa.

“Entro fine maggio bisognerebbe decidere se accedere al fondo SAFE o no, perché entro fine maggio bisognerebbe firmare i contratti”, ha spiegato il ministro, aggiungendo di non essere “né pessimista, né ottimista” sull’esito finale.

La presa di posizione di Crosetto rende evidente una tensione interna al governo sulla gestione della nuova stagione di spesa militare europea, mentre l’Italia cerca di conciliare gli impegni Nato sull’aumento delle spese per la difesa con un quadro di finanza pubblica sempre più complicato dalla crisi energetica legata al conflitto tra Israele, Stati Uniti e Iran.

Cos’è SAFE e quanto può ottenere l’Italia

Il fondo SAFE è stato adottato dal Consiglio Ue nel maggio 2025 nell’ambito del piano europeo “Readiness 2030”. Lo strumento consente alla Commissione europea di raccogliere fondi sui mercati per poi concedere prestiti a lungo termine agli Stati membri a tasso agevolato, da destinare a investimenti nella difesa.

L’obiettivo è rafforzare la base industriale militare europea e ridurre la dipendenza da fornitori extra-Ue, privilegiando produzioni realizzate all’interno dell’Unione, dello Spazio economico europeo (che include oltre all’UE anche Norvegia, Islanda e Liechtenstein) o in Ucraina.

L’Italia è tra i principali beneficiari potenziali del programma. Bruxelles ha già indicato per Roma una quota pari a circa 14,9 miliardi di euro, una delle più alte tra gli Stati membri dopo Polonia e Romania.

Secondo quanto emerso negli ultimi mesi, il governo Meloni punta a utilizzare i prestiti SAFE soprattutto per finanziare spese già pianificate, riducendo il costo del debito rispetto all’emissione di titoli di Stato sul mercato.

I dubbi del Tesoro

Giorgetti ha ricordato nei giorni scorsi che i prestiti europei “andranno comunque rimborsati” e comporteranno vincoli di bilancio aggiuntivi.

Il ministro dell’Economia ha inoltre sottolineato che, nella fase attuale, la priorità del governo resta contenere l’impatto degli alti prezzi energetici su famiglie e imprese. “Il governo è impegnato in intensi colloqui con la Commissione per garantire maggiore flessibilità di bilancio” sulle misure energetiche, ha detto Giorgetti in Parlamento.

Negli ultimi mesi Roma ha infatti chiesto a Bruxelles di estendere alle spese energetiche lo stesso margine di flessibilità fiscale già previsto per la difesa nell’ambito del Patto di stabilità.

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